Cappelli e berretti: guida alla scelta del modello giusto

Cappelli e berretti: guida alla scelta del modello giusto

Se le T-shirt rappresentano la tipologia di gadget aziendale più duttile e adattabile a ogni circostanza, i copricapo, a prescindere dalla forma e dal modello, costituiscono la famiglia di prodotti d’abbigliamento più smart e trendy. Il loro punto di forza risiede nella loro attitudine a darsi non solo come mero accessorio, ma anche come elemento determinante nella costruzione di uno stile.

Nell’ambito di una campagna di marketing essi possono essere sfruttati come strumento per rafforzare l’identità di un brand, associandolo a un’immagine ben precisa, a sua volta riflesso di un determinato stile di vita. Da sempre la forma, i colori e persino i materiali costitutivi di un copricapo rappresentano i tratti distintivi di una moltitudine di comunità e di culture urbane (ma anche rurali), ciò la dice lunga sulla naturale inclinazione di tale accessorio a delimitare i confini estetici e identitari di quelle stesse comunità.

Il marketing applicato alla moda ha da sempre sfruttato questa peculiarità, facendo di berretti e cappelli dei capi di vestiario pressoché imprescindibili, almeno in determinati ambiti. L’affermazione della cultura street ha fatto il resto, rendendo alcuni modelli degli autentici status symbol (si pensi ai classici berretti da baseball con visiera) e rispolverandone altri.

Quali sono le principali caratteristiche che rendono i cappelli, a prescindere dal modello, un prodotto adatto a essere adottato da una moltitudine di aziende, sia per eventi circoscritti – come fiere e convegni – che per una distribuzione più ampia e capillare? Ne abbiamo isolati alcuni.

  • Varietà. I modelli a disposizione sono numerosi, e ciascuno di essi si distingue per taglio, gusto e target di riferimento. Un cappello si connota come elemento distintivo di una comunità o di un gruppo di persone molto più di una T-shirt, che invece fa proprio della sua “neutralità” il proprio punto di forza. Un cappello può essere usato per comunicare al cliente che è proprio a lui che il marchio si rivolge, sottolineando un rapporto di esclusività che esce rinsaldato da tale strategia comunicativa.
  • Stagionalità. I cappelli possono essere progettati come capi indossabili per tutto l’anno, oppure come oggetti dedicati a una stagione specifica. Quest’ultima opzione consente di definire con maggiore accuratezza una campagna di marketing limitata nel tempo e/o pensata appositamente per un determinato periodo dell’anno (ad esempio la finestra natalizia).
  • Ampia possibilità di personalizzazione. Anche dal punto di vista della fattura, un copricapo è facilmente personalizzabile con logo, nome, claim e indirizzo dell’azienda che sceglie di utilizzarlo come oggetto di corporate branding.
  • Estrema visibilità. Un copricapo si colloca quasi ad altezza occhi, pertanto è la prima cosa su cui impatta lo sguardo dell’interlocutore. Di conseguenza, il marchio presente su di esso è immediatamente percepito (e probabilmente memorizzato) da chiunque incroci la strada di chi lo indossa.

Ogni modello di copricapo ha le sue peculiarità, che lo rendono più adatto a determinate destinazioni d’uso piuttosto che ad altre. Proviamo a fare chiarezza.

  • Il baseball cap ha conosciuto un vero e proprio boom a partire dagli anni ‘80, con l’esplosione della cultura street. Oggi è un capo d’abbigliamento trasversale, che attraversa una moltitudine di culture urban, quindi ha un potenziale di diffusione molto ampio. Può essere indicato come gadget per tipologie di prodotti rivolte a un pubblico giovane o comunque amante di una tipologia di abbigliamento decisamente casual e poco impegnativa. Ma attenzione: il cappellino con visiera è anche il copricapo per eccellenza per quadri interni e dipendenti, dalle hostess per eventi agli addetti alle consegne fino a commessi e magazzinieri.
  • Zuccotto o beanie. Il copricapo invernale per eccellenza, adatto sia a un abbigliamento dallo stile informale che a uno più elegante e sostenuto. Garantisce praticamente la stessa esposizione del marchio di un cappellino con visiera, ma il suo utilizzo è logicamente legato alle stagioni fredde. Può essere indicato per campagne di marketing stagionali collocate nel periodo invernale.
  • Basco. È un copricapo estremamente ricercato, che in genere attrae persone in cerca di uno stile personale e riconoscibile, non privo di tracce di originalità. Insomma, non è per tutti, e ben poche aziende lo adottano come gadget. Se si desidera legare il proprio marchio a un prodotto esclusivo, al fine di sottolineare l’alterità della propria azienda rispetto alle concorrenti, può rivelarsi una scelta vincente.
  • Fishing hat. Imposto nell’Olimpo dello streetwear a partire dagli anni Novanta grazie soprattutto alla cultura hip-hop, il cappello da pescatore resiste tuttora all’usura del tempo, con marchi di grande prestigio che hanno imposto i loro modelli su un mercato particolarmente competitivo. A livello di diffusione, si rivolge alla stessa platea urban del cappellino da baseball, ma con un indice di duttilità nettamente inferiore. Può essere adatto solo a quei marchi che si rivolgono esclusivamente a una certa nicchia di clienti.